sabato 11 ottobre 2014

Saponificazioni ...

 
Vi sono piaciute le nostre "bomboniere"?!

Ecco alcune immagini a testimonianza della nostra pazzia e del nostro impegno a realizzarle! :-)

 
Ecco la ricetta delle nostre saponette, 100 % naturali!

  • 950 g di olio
  • 50 g di burro di karitè
  • 300 g di acqua
  • 127 g di soda caustica
  • 15 ml di olio essenziale alla pesca
  • 1 cucchiaio di amido di mais


Il procedimento è semplice (una volta imparato...), ma deve essere seguito scrupolosamente, e con qualche "precauzione"!


...e dopo una stagionatura di almeno 2 mesi, la saponetta è pronta!



Grazie!




A una settimana dal lieto evento, siamo qui a ringraziare ancora una volta tutti coloro che hanno partecipato, che ci hanno aiutato, che ci sono stati vicino: la nostra gioia è tanta perchè ci siete voi a condividerla con noi!

                                                                                           Stefano e Arianna

lunedì 29 settembre 2014

...torniamo subito!


Abbiamo deciso di staccare dai preparativi per due giorni: saremo ospiti del convento di Rezzato (Brescia), per prepararci in serenità e in preghiera al grande giorno!

Ci vediamo sabato! :-)




mercoledì 24 settembre 2014

Il vostro aiuto porterà molto frutto

     



Il nostro viaggio di nozze "alternativo" in missione ci porterà nel villaggio san Francesco a Kayongozi, nel nord-est del Burundi.

Conoscendo meglio la realtà del posto, ci siamo resi conto di quali siano le necessità concrete.
In questa missione sono presenti un dispensario con ambulatorio medico e un centro per bambini disabili, numerosi sono anche gli orfani tra la popolazione.
Concretamente vorremmo raccogliere:

- farmaci di ogni tipo non scaduti (soprattutto antibiotici, antipiretici e antiepilettici) preferibilmente in compresse e bustine.
- guanti in lattice e materiali per le medicazioni (garze, cerotti).
- indumenti per bambini.



Dato che il vostro aiuto sarà un segno concreto e visibile vorremmo dare importanza a questo gesto effettuando la raccolta durante la Messa del nostro matrimonio. Vi chiediamo quindi di portare con voi le vostre "offerte" la mattina del 4 ottobre. Troverete un contenitore dove riporre il frutto della vostra raccolta in fondo alla chiesa. Durante l'offertorio verranno portati questi doni all'altare.


Se vorrete raccoglieremo direttamente questi generi di prima necessità per tutto il mese di ottobre.


Vi ringraziamo fin da ora per la vostra disponibilità!

mercoledì 23 luglio 2014

E li chiamiamo poveri?

Ecco un bell'articolo (scritto da Chiara, al suo rientro dall'Africa), che può spiegare meglio di qualunque discorso quello che speriamo di incontrare nel nostro viaggio di nozze "alternativo"!



A volte mi chiedono: “Cosa pensi di aver lasciato ai poveri dopo un mese in Africa?”... “Poco o niente” è la mia risposta, che delude un po' chi ascolta. Devo ammettere che anch'io, prima di partire, avevo programmato di dare qualcosa; il mio tempo prima di tutto, di dare un aiuto concreto nel pitturare l'ospedale, di dare soldi, vestiti e giochi ai bambini, di dare sostegno alle persone. Inaspettatamente, però, quello che ho dato è risultato essere molto meno rispetto a quello che ho ricevuto come regalo.

Mi è stata donata la possibilità di apprezzare la bellezza della diversità, di intravedere una cultura così lontana rispetto a quella a cui sono abituata. L'ho intravista soltanto perché per comprenderla penso non basti una vita intera passata in missione.

Ho avuto la fortuna di provare ad essere io la straniera, la muzungu (bianca) da osservare, inquadrare, misurare e ho avuto anche la fortuna di essere accolta da tante risate e non da uomini in divisa pronti a sbattermi in centri di accoglienza come quelli che abbiamo noi in Italia, che nulla hanno da invidiare ad un carcere per criminali senza colpa.

Si arriva in Africa con il desiderio di dare finalmente una risposta alle domande, ai tanti dubbi, e ci si ritrova nel buio di una sera, illuminati solo dalla luce bianca della luna a porsi mille altri perché, ad aggiungere domande alle domande, a sentirsi piccoli, inutili, in colpa. L' Africa non risponde proprio a un bel niente, interroga soltanto.

I congolesi, con i loro piedi consumati ed induriti dal lento ed incessante camminare, impolverati dalla terra rossa della strada, mi hanno invitato a considerare l'esistenza di un'altra dimensione del tempo: quello vero. Il tempo non calcolato e sminuzzato in secondi, minuti da non perdere; non ossessionato da orari da rispettare, scadenze da tenere presente, dall'ansia e dal nervosismo del traffico cittadino. Il loro tempo, quello vero, concede di spostarsi camminando lentamente, di fermarsi a parlare con le persone che si incontrano, cominciando la conversazione con la consueta fragorosa risata. Il loro tempo, quasi senza tempo per noi occidentali, si misura con il sole, con il buio, con le stagioni, con gli acquazzoni e con i periodi secchi. A loro il tempo consente di fermarsi a guardare il cielo, di camminare con gli occhi rivolti verso l'alto senza paura di andare a sbattere, di vedere la terra sulla quale si cammina e non di concentrarsi soltanto sul colore dei semafori. Nessun africano rimprovererà mai qualcuno di essere in ritardo.

Gli occhi pieni di gioia di quella bambina a cui abbiamo regalato un palloncino, mi hanno insegnato quanto sia importante essere felici per i piccoli avvenimenti di ogni giorno e di quanto bisogna essere riconoscenti per un nuovo giorno che inizia, per il sole, per il vento, per la pioggia, per il pane, per un sorriso, per le capanne, per gli animali, per i figli, per i genitori. Mi sono accorta che i soldi non danno la felicità, perché ho visto che anche senza averne tanti si può essere ancora più contenti.

Il modo e l'intensità con cui gli africani lodano Dio, mi hanno permesso di riflettere sulla loro grande fede sincera, disinteressata, riconoscente. E noi... di quante cose dobbiamo essere riconoscenti? Se avessimo un minimo della loro fede non smetteremmo un secondo di lodare Dio.

I loro balli, le loro canzoni, i loro strumenti, le loro voci mi hanno fatto sentire la presenza di Qualcuno in mezzo; loro, adorato in ginocchio davanti ad una semplice croce di legno e mangiato in un pezzo di pane.

Notando l'affetto delle persone (mai viste prima) che si incontravano per strada, i loro sorrisi, le loro strette di mano possenti e lunghe, la loro felicità, mi sono chiesta come mai noi a malapena riusciamo a salutare con uno stringato "ciao" sussurrato tra i denti, le persone che conosciamo e come mai ci siano cosi pochi sorrisi sui nostri volti, anche se, come si è soliti dire, abbiamo tutto ciò che si può desiderare dalla vita (sarà poi vero?).

Il buio avvolgente e penetrante della scura notte africana mi ha regalato la visione di un cielo stellato come non l'avevo mai visto, con tante tante stelle e mi sono potuta accorgere di quanta luce, una bellissima luce bianca, possa fare la luna, che qui tra lampioni, case, luci e fari neanche vediamo a volte.

Siamo sicuri che stiamo meglio noi del "primo mondo" e che dobbiamo aiutare i poveri sfortunati del "terzo mondo", o non saremo noi invece ad aver bisogno di aiuto? Non quello materiale, ma un altro genere di sostegno...

Non sono stata né brava, né coraggiosa, né generosa a passare un mese in Congo. Sono stata soltanto molto fortunata.

                                                                                             Chiara


mercoledì 11 giugno 2014

Sul matrimonio



Il matrimonio è più del vostro amore reciproco,
ha maggiore dignità e maggior potere.

Finché siete solo voi ad amarvi,
il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia.
Entrando nel matrimonio siete invece un anello
della catena di generazioni che Dio fa andare e venire e chiama al suo regno.

Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità.
Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo
e ne divenite responsabili.
Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli.
Il matrimonio, invece, è un’investitura e un ufficio.
Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia,
occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare.
Così non è la voglia di amarvi, che vi stabilisce come strumento della vita.
E’ il matrimonio che ve ne rende atti.

Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio:
è il matrimonio che d’ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.

Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è Dio che lo fa.
Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte
ad ogni pericolo che la minaccia dall’interno e dall’esterno.
Dio è il garante dell’indissolubilità.

E’ una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena,
nessuna tentazione, nessuna debolezza
potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.

                                                            (Bonhoeffer, Lettera a due sposi)